Come il marketing del gratis e il web hanno trasformato l’industria musicale
Come il marketing del gratis e il web hanno trasformato l’industria musicale

Se da un lato le case discografiche sono anni che dichiarano guerra al file sharing, imputando la perdita dei profitti ad internet, dall’altro – la consapevolezza di non poter fermare la rete – ha fatto in modo che l’industria musicale (e non solo) sviluppassero nuovi modelli di business.

Uno delle principali piattaforme accusate di favorire il file sharing è senza dubbio Youtube, (sotto accusa in primis dai CEO di Warner e RIAA). Questo non dovrebbe sconvolgere più di tanto, considerando che è una piattaforma UGC (User Generated Content) in cui è disponibile e possibile la conversione in formato mp3 ed è anche possibile, per chiunque, caricare un intero album e metterlo a disposizione dei “pirati” in pochissimo tempo.

Questo fenomeno appena descritto si chiama stream ripping, espressione che indica il processo tramite cui si inserisce la URL del video di Youtube della canzone che si vuole scaricare nella piattaforma che converte poi l’URL in formato mp3. Youtube, sotto accusa, ha deciso di finanziare uno studio che ha portato dei risultati decisamente inaspettati: non solo smentiscono la tesi che la pirateria musicale sia tutta colpa di Youtube ma dimostrano anche come grazie a Youtube uno dei meriti per cui la pirateria non è poi così diffusa.

La ricerca è stata affidata alla RBB Economics, che ha intervistato più di 1500 utenti di diversi paesi (Inghilterra, Italia ecc). Il 30% degli intervistati ha ammesso che nel caso non avessero usufruire della piattaforma Google per l’ascolto di musica, avrebbero ripiegato su altri siti dedicati al download diretto, come Emule ed altre, attualmente quasi scomparse. Questa scomparsa è dovuta anche a Youtube, che ha sì facilitato il download illegale ma ha anche permesso l’ascolto di milioni di brani completamente gratis. Quasi la totalità degli intervistati ha ammesso che senza Youtube non ascolterebbe più musica online.

Uno dei modi in cui si sta cercando di combattere lo stream ripping è tramite l’assegnazione dell’ascolto esecutivo dei propri album a piattaforme streaming come Spotify e Itunes. Un altro elemento nuovo è come si posiziona il mobile all’interno della pirateria: nell’ultimo anno sono tantissimi gli accessi da smartphone a piattaforme illegali, dimostrando così che lo smartphone è diventato un altro territorio di guerra su cui combattere la pirateria. Anche se la lotta sembra difficile, la pirateria sta diminuendo, gli accessi giornalieri infatti sono calati di quasi il 6%.

Se non puoi combattere l’onda, devi assecondarla. Quante volte avete sentito questa frase? Il consiglio è sempre molto utile e si adatta alle situazioni più disparate, in questo caso si è pensato di poter sfruttare il web e la reperibilità gratuita della musica in modo da poter implementare le vendite soprattutto degli eventi live, del merchandising o addirittura degli stessi supporti oramai in declino. Anche per questo, pure i più restii a servizi di streaming on demand come Spotify e alle altre opportunità della rete si sono dovuti ricredere.

Il caso più eclatante è certamente quello recente degli U2, con il disco “Sound of innocence” distribuito gratuitamente su iTunes, ma in passato ci sono stati altri episodi come “In Rainbows” dei Radiohead dove fu permesso agli utenti di stabilire il prezzo da pagare (con l’opportunità anche di non pagar nulla, scaricandolo liberamente). L’album riuscì a vendere oltre 3 milioni di copie e già solo con i ricavi dei download precedenti all’uscita del cd, il gruppo riuscì ad incassare molto di più che dalla vendita di tutti i formati audio del lavoro precedente, mentre il tour – in concomitanza con l’uscita del lavoro discografico – arrivò ad oltre 1,2 milioni di biglietti.

Sulla stessa linea anche i Coldplay che nel Maggio del 2009 distribuirono l’album live “LeftRightLeftRightLeft”, decretando il fortunatissimo successo del Viva La Vida Tour, senza dimenticare chi come Paul McCartney, con il disco “Kisses on the Bottom”, è stato nel 2012 uno tra i primi big musicali a sfruttare lo streaming.

Il web e il gratis però non premiano solo i grandi della musica e i casi di successo riguardano anche progetti musicali con nomi meno altisonanti e che non necessariamente devono la loro fama alla rete.

Un esempio è certamente quello della Banda Calypso. Il gruppo brasiliano manda gratuitamente a dj locali, stazioni radio e venditori ambulanti le proprie registrazioni quando viene stabilito un live in una determinata città senza far caso che si guadagnerà pochissimo dalla vendita, perché tale meccanismo serve solo per pubblicità. I dischi venduti a poco costo e soprattutto le copertine messe bene in mostra sulle bancarelle, con il supporto della messa in onda radiofonica, permette alla Banda Calypso di fare sempre sold out nelle serate in cui le persone pagano ingresso, cibo e bevande. Per concludere, ad ogni concerto, si registra e si incidono in seduta stante cd e dvd dell’evento che viene venduto nell’ambito della stessa serata.

Difficilmente è possibile fare delle previsioni, ma sembrerebbe che web e gratis siano le due parole chiave per rilanciare il settore negli anni futuri.