Il Selvaggio Blu viene spesso presentato come il trekking più bello d'Italia. È probabilmente vero, ed è anche la cosa meno utile da sapere prima di organizzarlo. Quella davvero utile è un'altra: non è un trekking nel senso comune del termine. Non c'è un sentiero segnato, non c'è acqua lungo il percorso, non ci sono rifugi, e alcuni passaggi si superano solo calandosi con una corda. Decidere di farlo significa prima di tutto decidere una cosa — se si hanno le competenze per affrontarlo, oppure se andarci con chi le ha.
Selvaggio Blu: come organizzare il trekking più duro d'Italia
Cos'è, in concreto il Selvaggio Blu?
Corre lungo la costa del Golfo di Orosei, nell'Ogliastra, tra le falesie di calcare a picco sul mare e le cale raggiungibili solo a piedi o in barca. Da Pedra Longa, vicino a Baunei, scende verso sud fino alle spiagge di Cala Sisine e Cala Luna: sono poco più di 45 chilometri, ma si percorrono in quattro o cinque giorni. Il conto non torna finché non si capisce che qui le distanze non contano quasi nulla: a rallentare è il terreno, fatto di roccia, di vecchi sentieri di pastori e carbonai da ritrovare tra la macchia, di saliscendi continui.
Il percorso è stato tracciato negli anni Ottanta da alpinisti sardi — a Mario Verin si deve il nome, "Selvaggio Blu", che tiene insieme l'asprezza dell'entroterra e il blu del mare che accompagna ogni tappa. Non è una via storica né un cammino di pellegrinaggio: è un itinerario nato esplicitamente selvaggio, e chi lo gestisce lo mantiene tale.
Perché non è un trekking come gli altri
Vale la pena elencare senza giri di parole ciò che manca, perché è esattamente ciò che va organizzato. Non c'è segnaletica: l'orientamento è a carico di chi cammina, e la macchia mediterranea confonde le tracce con facilità. Non c'è acqua: bisogna portarla tutta con sé o farsela recapitare via mare, ed è il vincolo più pesante di tutta la logistica. Non ci sono rifugi: si dorme in bivacco, all'aperto o riparati sotto le rocce. E poi ci sono le calate in corda doppia, alcuni passaggi che si affrontano solo con corda e imbrago e un minimo di tecnica.
Per aggirare l'ostacolo dell'acqua e del peso, molti si appoggiano a un supporto in gommone che lascia scorte e materiale nelle cale lungo il tragitto. È la soluzione che rende il percorso sostenibile senza spalle da spedizione, ma va organizzata in anticipo con chi conosce la costa.
Quando andare nel Selvaggio Blu?
Tarda primavera e autunno. Da fine aprile a giugno e poi da settembre a ottobre le temperature reggono e la roccia non scotta. L'estate è da escludere: senza acqua e con il caldo dell'Ogliastra diventa pericolosa, non solo faticosa. Il mare, per quanto invitante, non compensa l'assenza di ombra nelle ore centrali.
La domanda che conta: da soli o con una guida
Qui la risposta onesta è netta. Per chi non ha esperienza di calate in corda doppia e di navigazione fuori sentiero, il Selvaggio Blu in autonomia è una cattiva idea, e non per formalità: le corde e l'orientamento nella macchia sono passaggi in cui si può davvero finire nei guai, e ogni anno qualcuno si perde o si fa male. Affidarsi a un operatore di trekking come Trekkilandia risolve in un colpo solo le tre incognite più serie — le calate assistite, la traccia da seguire e il rifornimento d'acqua via mare — e lascia a chi cammina soltanto la parte per cui vale la pena essere lì. Chi ha già le competenze tecniche può muoversi in autonomia, ma è una minoranza, e lo sa.
Cosa serve davvero
Scarpe da avvicinamento con suola che tenga sulla roccia, non i normali scarponi da trekking. Chi va indipendente deve avere corda, imbrago e kit da ferrata, oltre alla capacità di usarli. Acqua in abbondanza o accordi precisi per il rifornimento. Attrezzatura da bivacco leggera, perché non ci sono coperture. E soprattutto il rispetto per il carattere del posto: qui non c'è una rete di sicurezza dietro l'angolo.
Programmare con anticipo
Resta un aspetto puramente pratico, ma decisivo: il Selvaggio Blu non si improvvisa. I passaggi in corda e il carattere del terreno impongono gruppi ridotti, e le finestre di stagione — tarda primavera e inizio autunno — sono brevi. Le partenze migliori si esauriscono con mesi di anticipo, e anche la scorta d'acqua o il supporto in barca vanno concordati per tempo. Chi conta di percorrerlo questa stagione dovrebbe muoversi adesso, non a ridosso della data.