Data Journalism, le nuove frontiere del web per l’informazione
Data Journalism, le nuove frontiere del web per l’informazione

Il termine, anche se è particolarmente in voga negli ultimi anni grazie al web, risale addirittura alla fine degli anni ’60 quando si parlava di giornalismo di precisione. Ossia la possibilità di fare inchieste giornalistiche con l’uso dei dati unendo matematica, statistica e scienze sociali.

Cos’è il Data Journalism

Con l’espressione Data Journalism si fa riferimento a tutte le inchieste o ai lavori di approfondimento realizzati con gli strumenti della matematica, della statistica e delle scienze sociali e comportamentali, applicate alla pratica del giornalismo. È dunque una commistione di più elementi di diverse discipline. Pur essendo ormai una pratica più che consolidata nel giornalismo recente non ha una definizione ben precisa, il fulcro dell’attività di data journalism è la collezione, l’analisi e la preparazione di informazione digitale con il fine della pubblicazione giornalistica.

In sostanza, è possibile definire il giornalismo dei dati come:

  1. una forma di investigazione che mira a sviluppare storie a partire dai dati;
  2. una forma speciale di interpretazione di materiale di ricerca, basata su pratiche statistiche;
  3. una forma specifica di presentazione dei dati che vuole rendere graficamente visibili i messaggi, spesso con l’ausilio di un’applicazione Web.

Inoltre, alle volte – e questo è il quarto punto che abbiamo riscontrato – la pubblicazione dei dati grezzi e delle loro fonti in termini di open data è riconosciuta come una componente fondamentale del data journalism.

Il padre di questo filone è certamente Philip Meyer con la pubblicazione del libro Precision Juornalism, immaginando il lavoro del giornalista come quello di uno scienziato. L’applicazione di questo suo metodo la ebbe con la realizzazione di un’inchiesta proprio sul finire degli anni sessanta, che gli valse anche il prestigioso premio Pulitzer.

Attualmente l’uso dei big data è l’elemento chiave di questa forma di giornalismo sempre più votata allo studio e all’interpretazione della grande mole di dati usati anche per attività di fact checking.

Nel nostro paese, questo tipo di giornalismo sta emergendo anche se a singhiozzo. Attualmente tra i grandi quotidiani si segnala Repubblica che si avvale del lavoro della Demos & Pi e il Corriere della Sera che invece collabora con l’istituto di ricerca Ispo.

Questo tipo di attività viene fatta volendo sempre di più guardare ad un giornalismo per l’appunto di precisione, evitando la consueta faziosità o soprattutto sfatando le innumerevoli bufale, queste ultime specialità di Paolo Attivissimo, giornalista che ha costruito la propria fama grazie alla sua attività di debunking.

Gli strumenti del data journalism

Tra gli strumenti del data journalism c’è l’uso dei fogli di calcolo (per analizzare le informazioni), la ricostruzione di un fatto attraverso la lettura e il confronto di documenti, la realizzazione dei sondaggi e anche la costruzione di mappe per mostrare i risultati ottenuti. Questo tipo di giornalismo beneficia soprattutto di Internet, da un lato per gestire l’interattività con il lettore grazie agli strumenti multimediali, e dall’altro per attingere alle banche dati, grazie al fenomeno dell’Open data.

Clienti del data journalism

Una domanda lecita da fare per questa nuova tipologia di giornalismo è quali sono i clienti del data journalism. Coloro tra i quali richiedono spesso ricerche o articoli redatti secondo la forma del data journalism sono non solo grandi testate giornalistiche (questo accade principalmente all’estero) ma anche autori privati che li utilizzano sul loro blog. Al contrario invece, grandi canali di comunicazioni come le televisioni o le radio lavorano con il data journalism sono in situazioni del tutto eccezionali.

Differenze con il giornalismo tradizionale

Esistono significative differenze tra il data journalism e il giornalismo tradizionale. In generale, possiamo dire che il data journalist è svolto solitamente da piccoli gruppi di persone, al massimo due o tre. Di solito infatti, ci sono tre profili professionali che si inseriscono sotto la categoria del giornalismo dei dati e che si possono distinguere in modo chiaro: il giornalista, il programmatore e il grafico/designer.

Il data journalism ha come cardini l’importanza attribuita alla visualizzazione, il tasso più basso di selezione giornalistica e una maggiore trasparenza nell’esposizione dei risultati delle indagini. Nel caso delle applicazioni interattive, inoltre, la selezione e l’interpretazione dei dati viene spesso lasciata ai lettori che, da soli, possono interrogare l’applicazione e sviluppare una propria mentalità sui fatti, cliccando, ad esempio, sulle mappe. In questo senso, il data journalist è meno gatekeeper di un giornalista tradizionalmente inteso. Uno dei pregi del data journalism è proprio lasciare aperta l’interpretazione delle notizie, che non vengono veicolate nè tantomeno “contaminate” dal punto di vista di chi le scrive. In questo senso è un passo avanti nel rendere indipendente il lettore, rispetto al giornalismo tradizionale.

Infine, un altro punto di distanza è dato dalla pubblicazione dei risultati di ricerca, i dataset originali, aspetto che caratterizza esclusivamente il giornalismo fatto con i dati. Il background dei data journalist ha bisogno anche di un forte senso dei numeri e di una certa competenza con i metodi delle scienze sociali e della statistica.

Il futuro del data journalism

I presupposti di una grande ascesa della pratica del data journalism ci sono tutti: non solo per gli strumenti che vengono usati, sempre più all’avanguardia, ma anche per l’indipendenza che viene data ai lettori. Un’altra ragione è data dal fatto che, grazie al movimento open data, sempre più dati sono disponibili. Gli strumenti per fare data journalism, per collezionare, preparare e analizzare i dati continuano a subire grandi miglioramenti, anche nella loro accessibilità e nella loro fruibilità.
Inoltre, il data journalism inizia a essere insegnato in diversi seminari e corsi e, di conseguenza, l’applicazione di queste competenze si fa progressivamente più capillare. La novità e la grande possibilità che viene offerta da questa pratica ha attirato molti giovani giornalisti e freelance, che hanno visto in esso una nicchia di mercato in cui inserirsi e cercano di migliorare le proprie competenze, le proprie skills, sempre per questo finalità. Non ci resta altro da fare che aspettare e vedere come questa pratica che riesce a combinare statistica e giornalismo, si inserisca nel mercato e quali conseguenze avrà.